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Deportazioni e internamenti di militari italiani nei lager del Terzo Reich
Per non dimenticare gli orrori dei totalitarismi. Per costruire, nell'amicizia dei Popoli, un mondo migliore.

Nel corso della mia attività didattica per la disciplina di Storia non mi è capitato una sola volta di ritrovarmi fra le mani un manuale, ad uso delle scuole, che trattasse in maniera soddisfacente l’argomento dei campi di concentramento.
Dei gulag, per ragioni «politiche», si è sempre detto poco o nulla, e quando gli autori sono stati «costretti», da pochi anni a questa parte, a inserirli nelle loro esposizioni, lo hanno fatto malvolentieri, premurandosi sovente di accostare ai campi sovietici l’aggettivo «staliniani» (come a volerli associare alle degenerazioni di Stalin piuttosto che prospettarli come organici al comunismo); quando non hanno addirittura tentato di giustificarli in nome dell’esigenza di fare rispettare, mediante tale poco appropriato strumento, i tempi e gli obiettivi dei piani quinquennali.
Ma anche dei lager nazisti si ricorda per lo più (e spesso in maniera gravemente superficiale) solamente la funzione di campi di sterminio degli ebrei e di specifiche categorie sociali (oppositori politici, omosessuali, zingari ecc.), trascurando invece colpevolmente il dramma di prigionia e di morte di quei militari italiani che, per avere scelto di non collaborare coi tedeschi, vi vennero internati dopo l’8 settembre 1943, nel più bieco e criminale dispregio delle norme di trattamento dei prigionieri militari di guerra. Questi reduci, che con il loro libero «NO» al nazismo affermarono quei valori e sentimenti di libertà e di rispetto della dignità umana su cui si fonda l’Italia repubblicana, sono convinti e affermano spesso pubblicamente che ancora oggi il loro ruolo non sia stato adeguatamente riconosciuto dallo Stato e dal Popolo italiano. Hanno ragione; hanno perfettamente ragione. Al termine di una conferenza, poco tempo fa, mi venne appunto rivolta una domanda del genere, e io risposi a caldo, ma con molta convinzione, che le cause di una tale “emarginazione” andrebbero ricercate a mio parere in motivazioni di ordine storico, politico e culturale. Difatti quando gli ex-internati nei lager nazisti giunsero finalmente in Italia, dopo la liberazione, faticarono alquanto a trovare un proprio ruolo politico/amministrativo nell’immediato, vuoi per le condizioni fisiche di estrema debilitazione in cui si trovavano al momento, che impedivano loro di dedicarsi all’attività politica (non dimentichiamo che molti di loro morirono proprio dopo il rientro in Patria in seguito alle torture subite nei lager; e del numero di queste vittime è difficile dare conto); vuoi nondimeno per la “diffidenza” con cui i nuovi detentori del potere politico/amministrativo del Paese (insediati stabilmente nei consigli comunali, nelle Prefetture, nelle Questure ecc.) guardavano a costoro che, appena rientrati dalla prigionia, in buona parte dei casi non trovavano una rapida collocazione politica nei partiti del C.L.N., così da rendere difficilmente “riconoscibili” le loro idee (gli ex-I.M.I. avevano rifiutato la collaborazione coi nazisti per tenere fede al giuramento prestato al Re e alla Bandiera, sì; ma come la pensavano politicamente? In quali partiti si sarebbero potuti identificare, e conseguentemente confluire, questi uomini ai quali mancavano due anni di storia italiana?). Inoltre non bisogna dimenticare come la letteratura italiana “neorealistica”, col suo grandissimo Calvino del «Sentiero dei nidi di ragno»; coi suoi ottimi Fenoglio, Vittorini, Pavese; coi suoi più o meno valenti Arrigo Benedetti, Giuseppe Berto, Oreste del Buono, Guglielmo Petroni, Renata Viganò ecc., ha focalizzato quasi tutti i suoi sforzi sulla esperienza della resistenza partigiana piuttosto che su quella all’interno dei lager; ed anche la memorialistica resistenziale (con tutto ciò di storicamente valido come altresì di improbabile che i singoli scritti contengono) ha riguardato per lo più le vicende dei partigiani. Questo insieme di motivi, a mio parere, ha condotto ad una “sopravalutazione” (non in mala fede, secondo la mia convinzione) della resistenza partigiana rispetto alle altre forme di resistenza al nazifascismo che pure furono fondamentali nella storia italiana, e cioè: quella dei militari internati nei lager nazisti; quella delle Unità militari all’estero (basti menzionare, una per tutte, la Divisione «Acqui» a Cefalonia); e quella dei combattenti inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate (il 1° Raggruppamento Motorizzato e, successivamente, il Corpo Italiano di Liberazione).

Noi siamo convinti che chi insegna nelle scuole, o scrive un manuale ad uso didattico, non possa evitare di fare riferimento a quel sistema di valori etici già accolto e condiviso dalla comunità civile di cui fa parte, che per noi italiani è espresso dalla Costituzione della Repubblica, nella quale vengono definiti gli ideali e i principi in cui crediamo (la democrazia, la libertà, la tolleranza, il diritto di opinione, il ripudio della guerra ecc.). La mancata coerenza – da parte di un docente o di un autore di manuali – nel rispondere a quei valori può insospettire. È il caso della diversità di giudizio di cui nelle trattazioni scolastiche godono normalmente i gulag rispetto ai lager, nonostante sia invece identico l’orrore e la riprovazione che dovrebbero provocarci entrambi questi strumenti di eliminazione dei «nemici». Per cui è ovvio che – se pure comunismo e nazismo non possono essere conguagliati, in quanto hanno storie e radici alquanto diverse – non è legittima una «gerarchizzazione» delle atrocità che tenda palesemente a risparmiare i gulag (o che viceversa tendesse ad attenuare gli orrori dei lager di fronte a fenomeni ritenuti più atroci, se mai ve ne fossero).
In un manuale si dice che «i Lager erano solo la conseguenza estrema, ma logica e necessaria, di un regime che si fondava sulla diseguaglianza degli uomini, sulla sopraffazione e l’eliminazione delle “razze inferiori”, sull’asservimento degli Untermenschen, mentre in linea di principio il comunismo esprimeva l’esigenza di uguaglianza come premessa di libertà (e l’ignominia dei Gulag non è dipesa da questo sacrosanto ideale, ma dal tentativo utopico di tradurlo immediatamente in atto o peggio dalla “conversione” di Stalin al tradizionale imperialismo)». Lo stesso manuale, nella sezione delle letture, fa poi supportare questa tesi da un articolo di Primo Levi, nel quale si spiega che «non si può dimenticare che gli scopi dei due inferni non erano gli stessi. Il primo [i gulag] era un massacro fra uguali; non si basava su un primato razziale,… il secondo si fondava su un’ideologia impregnata di razzismo». A volere essere onesti, mi chiedo che cosa possano comprendere dell’orrore dei lager e dei gulag gli studenti che leggono frasi del genere, se non percepire confusamente che i primi erano strumenti di oppressione e i secondi miracoli di libertà. E sui morti ammazzati dal comunismo, giustificati in nome del rispetto degli obiettivi del piano quinquennale, il medesimo manuale conclude che «trasformare milioni di contadini in operai industrializzati, riscattare la Russia dall’arretratezza non erano imprese che si potessero attuare col garbo di una discussione fra gentiluomini». È forse questo un giudizio storico?

In questa sezione del sito del «LEO» abbiamo perciò deciso di raccogliere articoli e testimonianze scritte su internamenti e deportazioni, non per sostituirci ai colleghi docenti o alle letture individuali, ma per mettere a disposizione degli alunni e di quei professori di Storia che – come il sottoscritto – hanno ancora la presunzione di insegnare in maniera «onesta», una discreta quantità di materiale inedito (o comunque pubblicato su giornalini a diffusione estremamente ridotta, e oggi introvabili) sui lager nazisti, i gulag comunisti, nonché su qualsivoglia campo di concentramento di cui riusciremo a rinvenire documentazione adeguata. Fondamentale si sta rivelando, a tal fine, la nostra fraterna amicizia con la Federazione bolognese dell’A.N.E.I. (Associazione Nazionale degli Ex Internati militari nei lager).


LA COLLABORAZIONE DI AMICI E SIMPATIZZANTI DELLA SCUOLA È ESTREMAMENTE GRADITA, E SARÀ SICURAMENTE PREZIOSA. CHI VOLESSE METTERCI A DISPOSIZIONE RACCONTI, DOCUMENTI O FOTOGRAFIE DELL’EPOCA, O VOLESSE DONARE LIBRI SULLA MATERIA ALLA BIBLIOTECA DELLA SCUOLA, PUO' METTERSI IN CONTATTO COL PROF. ALESSANDRO FERIOLI, AL NUMERO TELEFONICO 051239392, O ALL’INDIRIZZO E-MAIL: mailto:alessandro.ferioli@tiscali.it

 

 


Data di creazione: 07/01/2003
Data di modifica: 17/03/2005
 
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Link segnalati:
A.N.E.I.
(Associazione Nazionale Ex Internati militari nei lager nazisti - Ente Morale)

Portale dell'ANPI

A.N.E.I. - Firenze
(Associazione Nazionale Ex Internati - Federazione Provinciale di Firenze)

A.N.R.P.
(Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia)

» A.N.R.P.
(Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia - sito dedicato allo sfruttamento dei lavoratori forzati nel terzo Reich)

Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta
(contiene documenti, saggi e una bibliografia specifica con motore di ricerca a cura di Claudio Sommaruga)

» Lager e Gulag
(un modo nuovo di parlare di lager e gulag, con tante storie di atti umani ed eroici, libri e fonti)

RAI Educational
(sito ricco di mappe storiche, bibliografia, filmografia, discografia, glossario e links ai siti dei campi-musei)

» A.N.E.D.
(Associazione Nazionale ex Deportati)

Museo dell'Internamento
(sito del Tempio Nazionale dell'Internato Ignoto e Museo Nazionale dell'Internamento)

Club dei Ventitrè
(Associazione dedicata a Giovannino Guareschi)

www.miricordo.com
(sito che raccoglie interessanti pagine di vita vissuta, di cui segnaliamo in particolare i ricordi di internamento in Germania di Giuseppe SCATTOLINI e quelli di prigioniero dei francesi di Giuseppe FERRARA)

TRIANGOLO VIOLA
Il sito si propone di far conoscere un aspetto meno noto della storia della deportazione e dell’internamento: la persecuzione dei Testimoni di Geova. Gli appartenenti a questa Chiesa furono duramente perseguitati dai regimi nazista e fascista a motivo del loro pacifismo e del loro mancato sostegno a Hitler.

In questa sezione
Gli internati militari italiani nei lager del Terzo Reich
Il soldato italiano nel lager nazista
Guida allo studio degli Internati Militari Italiani nei lager del Terzo Reich
Il paradosso del lager simbolo della libertà ( di G. Gardini)
Testimonianza del Generale di Corpo d'Armata Egisto Fanti
Testimonianza di Astro Gambari
Noi della «Juventus»: testimonianza del Sergente Maggiore Angelo Pezzoli
Testimonianza di Mariano Donati
Dal Diario di TOMMASO A.MELISURGO
Diario del Col. Grasso, internato militare nel lager 367 di Czestochowa
Le ultime ore di vita del Maggiore Aurelio Piccinino
Don Luigi Pasa, Salesiano, Cappellano Militare nei lager del terzo Reich
Giuseppe Brignole: un comandante italiano nei campi di prigionia
RADIO CATERINA la radio della speranza (di Renzo Casagrande)
La “Caterina”: una radio clandestina nei lager del terzo Reich (di Elisa Cassi)
L’incredibile odissea di don Nicola Ricchini
Paolo Caccia Dominioni resiste ai tedeschi
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Tempio dell’Internato Ignoto e Museo dell'Internamento
Omaggio a Guareschi
La «città democratica»: Giovannino Guareschi giornalista militare nei lager del terzo Reich
Il destino degli Internati Militari Italiani nel Land Niedersachsen 1943-1945
Il Ten. dei Carabinieri Leo Barattini, eroe di Odolena Woda
Celebrazioni per il 60° Anniversario della Liberazione a Imola

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